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LA CINA NON È VICINA. FORSE.
Si è appena spento l’eco della mozzarella di bufala alla diossina (per la gran parte rivelatasi una bufala) che il mostro viene di nuovo sbattuto in prima pagina: il latte alla melamina. Visto che viene da un paese, la Cina, dove i controlli sono rivolti più verso i dissidenti che verso i cibi che avvelenano anche i cittadini allineati, la notizia non è una bufala e avrà conseguenze probabilmente drammatiche, almeno per i cinesi. Ma noi ne parliamo essenzialmente perché questa presenza quotidiana del latte e della melamina sui giornali ci stimola due considerazioni. La prima riguarda il fatto che ormai, forse sarebbe meglio dire da sempre, solo la cattiva notizia attira l’attenzione della stampa. Questo lo sapevamo, però ci appare almeno curiosa la coincidenza di questo fenomeno nel momento in cui avvertivamo con tristezza che i formaggi di qualità non facevano più notizia. Da mesi, da troppi mesi, tutto tace. Sembrava che il prezzo del latte, quello al produttore, fosse interessato da una risalita promettente, ma il tutto è durato l’espace d’un matin. Il tempo di gioire e tutto è ritornato come prima. I prezzi ristagnano, i consumi più di tanto non possono crescere, la congiuntura è quella che è, i formaggi rimangono nei locali di stagionatura. Abbiamo sempre pensato che la qualità dovesse un giorno o l’altro pagare, invece semplicemente non si parla più di qualità. Quindi non solo la crisi riguarda tutti, ma soprattutto i prodotti di qualità, quelli tradizionali, a latte crudo, meglio ancora se di animali al pascolo. La seconda considerazione fa riferimento direttamente all’episodio della melamina. Non abbiamo competenze per discettare su questa molecola, e non è nemmeno importante, quello che ci interessa è l’approccio, la cultura che sta dietro l’uso di questi additivi. Nell’industria queste sostanze, spesso di sintesi, vengono quasi sempre usate o perché più economiche di quelle naturali, o perché migliorative del valore nutrizionale di un alimento il quale, se privo di quella specifica molecole, avrebbe un valore più modesto. Nel primo caso, il risultato è sempre dubbio, a volte pericoloso, come nel caso della melamina. Non dimentichiamo che, con la stessa logica, le vacche sono state alimentate con la pollina, il letame delle galline, l’urea, un concime azotato ed il cemento per sostituire la fibra, le proteine ed il calcio. Non crediamo che le vacche ne abbiamo tratto un gran beneficio così come non è certo migliorata la qualità del latte e della carne. Anzi. Insomma usare un sottoprodotto per sostituire, addirittura, un componente naturale e pretendere anche che tutto fili liscio, ci porta al di là del miglior mondo possibile del Candide di Voltaire. Il secondo caso è quello più di moda, si può dire che sia ormai di casa in tutti i paesi. La materia prima non è all’altezza delle esigenze? C’è una molecola che sappiamo benefica per la salute? Che problema c’è, la aggiungiamo al prodotto. L’esempio più evidente, più pubblicizzato è lo yogurt. Qualcuno ricorda ormai cosa è e che sapore abbia? Compriamo yogurt per andare al bagno regolarmente, per dimagrire, per far abbassare il colesterolo, La fibra fa bene? E noi la aggiungiamo al latte. Le vitamine sono importanti? E noi le mettiamo nel latte ed in qualsiasi liquido suscettibile di essere venduto. Eppure è stato abbondantemente dimostrato che serve a poco aggiungere molecole estranee, la loro biodisponibilità è molto bassa. Meglio, molto meglio sarebbe migliorare la qualità della materia prima in modo che questa possa avere le caratteristiche nutrizionali richieste. Un esempio che ci riguarda da vicino: gli antiossidanti. Negli animali al pascolo, per il fatto che questi mangiano erba verde, il loro contenuto nel latte e nella carne è molto elevato, più elevato che negli animali alla stalla. Per ovviare a questo inconveniente e per aumentarne il contenuto nel latte e nella carne, spesso gli alimentaristi aggiungono nei mangimi vitamina E ed altri antiossidanti. Ma il risultato non è lo stesso. Gli animali mangiano inutilmente integratori estranei agli alimenti ed il beneficio finale è pressocchè nullo. Sarebbe meglio migliorare la qualità del latte con una alimentazione opportuna, prati polifiti ricchi di diverse tipologie di erbe. Invece, meglio la scorciatoia, almeno fino al prossimo scandalo.
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